Biografia
Me lo ricordo così fin da sempre: alto di statura, pizzo, naso a triangolo da Skenderbeg, lineamenti del volto marcati, sguardo penetrante e gioioso, capelli lunghi e soffici. La mia conoscenza d’Alfred risale a quando frequentavamo il liceo artistico a Durazzo. Allora la scuola si chiamava Mujo Ulqinaku e solo con la democrazia fu intitolata a Jan Kukuzeli, un importante musicista medievale. Era il 1983, ed egli studiava scultura e dava l’impressione di un personaggio dotato di un gran dinamismo con¬giunto ad altrettanta forza d’animo. Più tardi, dopo le discussioni sull’arte insieme ai professori del liceo, pittori e scultori tra cui Nikolet Vasia, Luan Berhami, Agim Shami, cominciammo a frequentarci.
Era nato il 29 agosto 1969 a Milot nel nord dell’Albania, nella zona di Lezhe vicino al lago Scùtari, in una località non lontana dal mare. Era il primo di cinque fratelli, di cui quattro maschi e una femmina. Provenendo da una famiglia d’exkulak albanesi, i suoi antenati, infatti, erano grandi proprietari terrieri e per questa ragione temeva delle ritorsioni dei comunisti. Nella fase più recente il padre d’Alfred faceva l’imbianchino e la madre, la maglierista. Ella ricamava abiti e corredi per matrimoni e altre occasioni. Ho saputo che l’osservazione degli abiti tradizionali indossati durante le ricorrenze nazionali e nelle feste di villaggio, congiunta alla visione degli sgargianti colori, rosso, turchese, blu, oro, verde, e delle innumerevoli figure geometriche ornamentali, fece nascere in lui la passione per il disegno. Allora armato di un quaderno e una matita faceva schizzi ai famigliari. Per chi avesse frequentato il liceo artistico, il sogno era quello di frequentare l’unica accademia di belle arti albanese, ubicata nella capitale Tirana. Si trattava di un privilegio riservato a pochi. Al concorso d’ammissione che si svolgeva ai primi di luglio d’ogni anno e coinvolgeva un migliaio di candidati, in media riuscivano a superare l’esame al massimo una trentina di loro, “scelti” da una giuria d’artisti ufficiali. Vi partecipa nel 1987. Alfred, anche a causa della sua “macchiata” reputazione famigliare per cui a chi proveniva da una famiglia di kulak il proseguimento degli studi era difficile, ovviamente non vince e si dispera, così come io e tanti altri che avrebbero meritato un risultato migliore. Vengono gli anni Novanta e la svolta politica. Deluso da un sistema asfittico, sensazione diffusa tra noi aspiranti artisti, coglie l’occasione per l’“esodo” e ai primi di marzo ’91 sale su una delle navi ancorate nel porto di Durazzo dirette verso l’Italia. La meta che si prefigge è quella di raggiungere l’occidente, utopia per tutti quelli che per decenni avevano avuto gli occhi bendati dal comunismo. Sbarcato a Brindisi insieme a 5000 per¬sone, e dopo un lungo errare, si ferma a Napoli, dove grazie alla generosità delle famiglie Ferraro e Bianco riesce a sistemarsi. Per vivere si ar¬rangia facendo i più diversi lavori, ad esempio intagliando legna per una piccola ditta. Il fatto di vivere in una città ricca di monumenti lo incoraggia a proseguire nelle sue ricerche. È colpito dalla visione dal vivo delle opere di Caravaggio e d’altri ar¬tisti napoletani. Pur trovandosi bene, ma nutrendo fortemente il desiderio di frequentare l’accademia di belle arti, abbandona Napoli e si stabilisce a Firenze, dove è operaio in una fabbrica di tessuti a Prato. Lì entra a stretto contatto con l’arte rinascimentale. Osserva con attenzione i capolavori conservati al museo degli Uffizi: Michelangelo, Botticelli, Raffaello, Leonardo, Caravaggio ecc., la cui conoscenza entra a far parte della sua memoria pittorica, così come le architetture, le piazze “a misura d’uomo”, le statue ecc. Ma anche lì intuisce che il tipo di vita condotta non risponde alle sue reali attese. Nel 1995 parte e si iscrive all’Accademia di Brera a Milano.
Con qualche soldo messo da parte negli anni precedenti e mantenendosi facendo lavori saltuari, intende acquisire una buona formazione. Quelli mila¬nesi sono anni d’accanito lavoro, d’osservazione e studio, indispensabili ad un pittore. Lì, segue soprattutto docenti come Alberto Ghinzani, Mino Ceretti e Francesco Poli, rispettivamente scultore, pittore e critico d’arte. Durante questi anni si rivela di grande aiuto il sostegno economico del fratello Drinush e della consorte Zerina.
La possibilità, in precedenza negata, di interessarsi d’arte avanguardistica e d’inserirvisi, ora è raggiungibile. Nel 1996 tiene una mostra personale, Everyday portraits, a Master Class di Milano. Vi espone una serie di dipinti e di schizzi, che sono le sue prove iniziali. L’anno successivo, il 1997, gli sono ordinati dei ritratti da esporre durante la presentazione della collezione della stilista Laura Biagiotti. Nell’occasione conosce il coiffeur Rolando Elisei. Tra i due nasce una grand’amicizia, che agevola il suo inserimento nel mondo artistico milanese. All’accademia, insieme con altri studenti fonda il giornale: “Brera Informazioni” che tratta di problemi specifici della scuola, di cui è vice-direttore. Vince una borsa di studio Socrates Erasmus e per sei mesi va a studiare in Inghilterra all’University Art & Design Loughborough. A Londra visita importanti musei, fatto che contribuisce ad accrescere la sua cultura. Al ritorno partecipa alla mostra collettiva organizzata da M. Ce¬retti ed A. Ghinzani allo Spazio Linati di Milano; successivamente espone alla collettiva di Brera a Lucerna in Svizzera; poi, sempre desideroso di emergere, partecipa alla mostra di studenti e amici di Brera organizzata dal comune di Novara; vince il concorso bandito dalla Fondazione Walt Disney di Orlando; infine partcipa alla mostra Transaccademia nell’ambito del ciclo Il Classico e le Metamorfosi, organizzato da Alik Cavaliere presso la Fondazione Stelline di Milano.
Il 1998 si apre con la partecipazione alla mostra collettiva Arte per le rime, tenuta anch’essa presso lo Spazio Linati di Milano e a Prove d’artista 23 giovani dell’Accademia di Brera, organizzata da A. Ghinzani e M. Ceretti. Successivamente vince il primo premio di pittura al concorso svoltosi a Villa Litta a Milano. Subito dopo vince il premio al Salon Primo, presso Il Torchio di Porta Romana a Milano, ideato da F. Poli. Alfred da tempo firma i quadri con il nome d’arte “Milot”, quello del suo paese di nascita. Questo parzialmente è un ricordo nostalgico, ma esprime così la volontà di non tagliare i legami col luogo d’origine.
Il 1999 è l’ultimo dei quattro anni d’accademia. Partecipa a diverse collettive: quella di sei studenti di Brera allo Spazio Linati, Milano curata da A. Ghinzani; alla Biennale di pittura Felice Casorati a Pavarolo svoltasi presso Torino; alla Rassegna Nazionale delle ventitré Accademie delle Belle Arti d’Italia allestita a Roma; alla Biennale Nazionale delle Accademie Italiane di Alatri tenuta presso Frosinone rappresenta quella di Brera. Vince il premio di pittura Premio Miss Cotonella Brera a Milano. Tra queste presenze la più indicativa è quella al Salon I, presso il Museo della Permanente di Milano, cu¬rato da due docenti di Brera, Laura Cherubini e Giacinto Di Pietrantonio. Una giuria seleziona i due più promettenti tra circa quattromila partecipanti ed Alfred è uno dei premiati. Conseguentemente è intervistato sulla pagina culturale del quotidiano “Repubblica” dalla giornalista Cloe Piccoli, cui parla della sua “Odissea” nel mondo dell’arte. Il quadro premiato inoltre viene pubblicato su diverse riviste. A proposito di questo F. Poli afferma: “Nel trittico Fi-nestra Aperta del 1999 su un luminoso fondo giallo dipinte ci sono larghe tracce di bianco e di rosa fucsia, cui si aggiungono piccoli scampoli di colori giallastri….Nella serie più recente d’opere di Milot, si propone uno scenario pittorico che sviluppa sostanzialmente quello precedente, ma con in più degli inserti decisamente inediti rispetto ai criteri informali più tradizionali….”.
Fiduciosamente persegue le sue aspirazioni, incurante delle gomitate ricevute nel “sistema dell’arte”. Nel 2001 partecipa a parecchie collettive: ad Aria di primavera 2001 dei maestri contemporanei di Città di Sacile, presso Pordenone; alla milanese galleria AUS 18; la Galleria 2RC di Milano lo fa in-serire nella collettiva Strangers in Italy a Pavia e in una esposizione tenuta presso il Museo della Permanente di Milano. Nell’occasione il presidente del museo A. Ghinzani scrive su di lui: “Abbiamo ben presente quali potrebbero essere i dati della sua vicenda umana; lo sforzo per emergere all’interno di una realtà difficile se non drammatica; il retaggio culturale inevitabilmente arretrato, dal quale partire e proseguire….così sono arrivati i primi risultati confermati lo scorso anno dal Primo premio ottenuto al Salon I. Anche questo sembra farsi frammentaria o sul limite dell’azzeramento monocromo, la sua ricerca non si spegne, né soffre delle malinconie ricorrenti dell’ultima pittura di matrice informale. Risulta invece generosamente volta al costruire, al farsi generatrice di forme e spazialità capaci di rendere attraverso dimensioni e colori un modo di vedere vitale e positivo”.
Si dispera per i tragici fatti di New York dell’11 settembre 2001. Continua a sviluppare il suo concetto di “informale” e si trasferisce a Napoli, dove realizza per la villa di un committente, un mosaico della dimensione di 100 metri quadri.
Nel 2002 partecipa alla collettiva organizzata dallo Studio Oggetto Art Gallery a Bruxelles, capitale del Belgio. In quell’anno inaugura la sua collaborazione con la galleria Arte Invest di Roma.
Artur Spagnoli – Firenze 2003
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